Mostarino
Il Mostarino era coltivato soprattutto nella Val Borbera e, in misura minore, nella zona di Bobbio e dell’alta Val Trebbia. La sua prima descrizione risale all’Ottocento, quando l’ampelografo Giuseppe Moretti lo inserì tra le varietà italiane. Successivamente fu citato anche dal conte di Rovasenda e da altri studiosi di viticoltura.
Con l’abbandono delle campagne e la sostituzione dei vitigni locali con varietà più produttive, il Mostarino scomparve quasi completamente.
Pur non essendo una vite particolarmente produttiva, i suoi grappoli fornivano una resa molto elevata in mosto, caratteristica che colpì i viticoltori e diede origine al suo nome.
Le caratteristiche principali del vitigno sono: grappolo medio, cilindrico e piuttosto compatto; acini di media grandezza, buccia rosso-violacea, maturazione medio-tardiva, buona resistenza alle principali malattie fungine.
Il Mostarino produce un vino con caratteristiche molto diverse dai grandi rossi piemontesi: colore rubino chiaro talvolta tendente al rosato, profumi delicati di piccoli frutti rossi, melograno e fiori di campo, corpo leggero, tannini morbidi, acidità contenuta, notevole bevibilità.
È un vino che punta più sull’eleganza che sulla potenza.
Negli ultimi anni alcune aziende della Val Borbera hanno avviato un importante lavoro di recupero del vitigno.
