Vegni è la frazione più alta di Carrega Ligure, a 1.040 metri di quota, sul versante appenninico vicino al Monte Antola.

Le origini sono antichissime: una prima attestazione documentaria risale al 1204; qui compare una località chiamata "Villa della Chiappara", identificata con l'area di Chiapparo sulla strada per Vegni. 
Il documento riguarda una permuta di beni collegata all'abbazia di Rivalta. Nel 1244 compare la forma Vegna. Nel 1281 incontriamo invece Herizone de Vegno, cioè una persona identificata attraverso il luogo di provenienza. Quest'ultima testimonianza è particolarmente significativa perché dimostra che già allora Vegni era sufficientemente strutturato da essere utilizzato come riferimento di provenienza di una persona in un atto notarile. 

Nel 1523 Vegni entrò nel feudo dei Doria.
È un passaggio fondamentale perché da questo periodo abbiamo anche le prime notizie della sua organizzazione ecclesiastica autonoma. La parrocchia era dedicata a Santa Maria Assunta e il primo parroco ricordato è don Bartolomeo Torriglia.
Nel 1575, tuttavia, la parrocchia venne unita a quella di Carrega, la ragione sembra essere soprattutto demografica.
Nel 1596 vengono conteggiati complessivamente 30 fuochi comprendenti le ville di: Vegni, Boglianca, Reneuzzi e Ferrazza.

Il parroco di Carrega celebrava alternativamente a Carrega e Vegni la domenica, mentre il mercoledì celebrava a Vegni. Nel 1624 Vegni tornò ad avere una propria parrocchia. La chiesa venne completata nel 1635. L'edificio che vediamo oggi è quindi il risultato di una storia edilizia molto più lunga: la facciata è settecentesca e la chiesa venne ulteriormente ampliata nel 1878.

Nel 1797 finì il dominio feudale dei Doria; successivamente il territorio entrò nell'organizzazione amministrativa francese e poi, dopo il 1815, nel Regno di Sardegna.

L'abitato storico era diviso in due "Ville": la Villa della Chiesa e la Villa Superiore, separate originariamente da un ruscello. Questa divisione avrebbe prodotto una vera rivalità tra i due nuclei, arrivata persino alle tradizionali "battaglie" dei falò di Carnevale.

Attorno al paese esisteva una fitta rete di mulattiere, casoni, piccoli nuclei rurali e pascoli, che collegava Vegni con Chiapparo, Reneuzzi, Casoni, Campassi, Croso e le altre località dell'alta valle.
La cappella di San Rocco, immersa nel bosco poco prima del paese, è un altro elemento caratteristico del territorio.

Una particolarità fondamentale è che Vegni non deve essere considerato isolatamente: per secoli il suo territorio formò un unico sistema economico e umano con Chiapparo, Casoni, Ferrazza, Reneuzzi, Campassi, Croso e, attraverso le mulattiere, con Agneto e la valle del Borbera.

La tradizione locale racconta che il primo insediamento non fosse nell'attuale paese, ma in una località chiamata "Mesuô", cioè "a metà strada", lungo la salita dalla confluenza del Careghino e dell'Agnellasca verso Vegni.

Sono ancora ricordati resti di murature nella boscaglia. Non abbiamo però, allo stato delle fonti consultate, una documentazione archeologica che permetta di identificare con certezza quei ruderi come il primo abitato di Vegni. È quindi una tradizione molto interessante, ma da non presentare come fatto storico accertato.

La spiegazione più plausibile della nascita dell'abitato è invece quella di una progressiva risalita dell'insediamento verso quote maggiori, legata alla disponibilità di acqua, pascoli, boschi e terreni coltivabili.

Ancora oggi il sentiero storico tra Vegni e Chiapparo conserva testimonianze di questa antica relazione, tra cui vecchi castagni e strutture rurali. Uno studio recente sulla Val Borbera segnala proprio un antico castagno innestato lungo il percorso Vegni–Chiapparo.


Le due Ville: la vera struttura interna di Vegni

Questa è probabilmente una delle caratteristiche più interessanti della storia sociale di Vegni.

Come già accennato, il paese era diviso in due nuclei: Villa della Chiesa ovvero, il nucleo intorno alla chiesa di Santa Maria Assunta. Secondo la tradizione locale qui si sarebbero stabilite le prime famiglie dei Rattaro.

Villa Superiore, il nucleo posto più in alto e di dimensioni maggiori; qui si sarebbero insediate le famiglie Terragno.

La separazione era fisicamente molto concreta: un ruscello divideva i due abitati e, sempre secondo la tradizione, ai Terragno sarebbe stato addirittura imposto di non oltrepassare il ruscello per insediarsi nell'altra parte del paese.
Non è possibile verificare documentalmente questa specifica "concessione" originaria, ma la persistenza della divisione nella memoria locale è significativa.

Rattaro contro Terragno: una rivalità diventata rito
La divisione tra le due Ville non rimase soltanto urbanistica, ma divenne una vera identità collettiva.
A Carnevale le due Ville accendevano due grandi falò; la gara consisteva nel riuscire a mantenere acceso il proprio fuoco più a lungo di quello degli avversari.
Venivano perfino messe sentinelle a guardia dei falò e i giovani cercavano di spegnere quello della Villa rivale.

Gli abitanti della Villa della Chiesa erano chiamati: Burghiscian mentre quelli della Villa Superiore Sittadin.

Arrivano i Franzoia
Prima della fine del Settecento compare un'altra importante componente familiare: si tratta dei Franzoia, provenienti dalla località Alberasca, chiamata nel dialetto locale "A Basta", situata prima di Casoni. L'antico insediamento di Alberasca (da non confondersi con Albarasca, località nel Comune di Stazzano) conserva ancora resti di abitazioni in pietra.

Vegni e Reneuzzi: un rapporto strettissimo
Reneuzzi rappresenta l'altro grande polo del sistema montano di Vegni, si trova a 1.075 metri di quota, sul versante settentrionale dell'Antola. Non era raggiunto dalla strada carrozzabile e comunicava con Vegni e Campassi attraverso le antiche mulattiere.

La relazione era anche religiosa, dal 1795 al 1831 le parrocchie di Vegni e Reneuzzi furono unite. Esiste addirittura un documento particolarmente prezioso: il libro delle elemosine dei massari delle due Ville di Vegni e della Villa di Reneusi, tenuto dal parroco don Pietro Brignole, rettore dal 1792 al 1829.
Nel 1831 le due parrocchie tornarono autonome.

La rete dei casoni
Uno degli errori che si rischia di fare guardando una carta moderna è considerare i Casoni di Vegni come un piccolo paese separato ma non era così.
I casoni facevano parte di una vera rete di insediamento agricolo-pastorale sparso. Il Comune di Carrega Ligure definisce esplicitamente i "casoni" come edilizia rurale diffusa, nata sia come servizio alle attività agricole sia come insediamento agropastorale stagionale.
Nel sistema di Vegni troviamo: Vegni → Casoni → Ferrazza → Reneuzzi → Campassi. E, attraverso altri percorsi: Vegni → Chiapparo → valle del Borbera.
Questa rete permetteva di sfruttare territori situati a quote e distanze diverse.

I terreni di Vegni: una montagna coltivata centimetro per centimetro
Nel XIX e XX secolo la struttura economica era quella della piccola proprietà contadina, la documentazione locale descrive un frazionamento estremamente accentuato.
Un terreno poteva essere lungo poche decine di metri e largo appena un paio, ma risultare diviso tra tre o più proprietari a causa delle successioni ereditarie.
Questo spiega molto bene il paesaggio storico di Vegni caratterizzato da piccoli prati, terrazzamenti, orti, campi, castagneti, pascoli, fienili, casoni raccordati da sentieri. E soprattutto spiega perché anche i terreni apparentemente più difficili venissero utilizzati.
Era un'agricoltura poverissima, ma intensiva in termini di lavoro umano.

Prima della strada moderna, Vegni viveva attraverso una rete di mulattiere; non erano semplicemente sentieri ma infrastrutture economiche della comunità.

Servivano per portare il grano ai mulini, trasportare legna, portare fieno, muovere animali ecc. La documentazione escursionistica contemporanea permette ancora di ricostruire alcuni di questi tracciati.
Un itinerario parte da Vegni e raggiunge, attraverso il sistema dei Campassi, Reneuzzi, Ferrazza e Casoni, prima di tornare a Vegni. La Provincia di Alessandria conserva inoltre il tracciato del sentiero 242 "I Villaggi di Pietra – Vegni-Croso".

I mulini di Vegni
I mulini storicamente documentati appartenenti al sistema territoriale di Vegni sono soprattutto quelli della valle del Rio Campassi.
Il Mulino Gelato è già documentato nel Catasto napoleonico del 1811; la sua tecnologia è eccezionale: utilizzava una turbina orizzontale tipo Pelton in legno, collocata immediatamente sotto le macine.
È considerato uno degli impianti storici più importanti dell'alta Val Borbera.

Il Mulino dei Gatti è più recente, sulla porta e su una pietra compare la data 1882, probabilmente l'anno della costruzione. Aveva due coppie di macine ed era gestito da un gruppo di famiglie di Croso. Questo dettaglio mostra che il mulino non era necessariamente di un singolo mugnaio, ma poteva essere gestito collettivamente dalle famiglie del territorio.

Esiste inoltre un altro impianto lungo il sistema idrografico del Rio Campassi, indicato come mulino di Agneto, è raggiungibile dagli antichi percorsi che scendono da Vegni verso il fondovalle. Una descrizione dell'itinerario segnala ancora la grande ruota in ferro del mulino.

Quindi, quando parliamo dei "mulini di Vegni", è più corretto parlare di sistema molitorio della Valle dei Campassi, piuttosto che attribuire automaticamente ciascun mulino al paese.

L'Ottocento fu probabilmente il periodo di massima strutturazione dell'abitato.
Nel 1878 venne ampliata la chiesa.
Nel 1892 venne affrontato il problema del cimitero, ormai non più conforme ai requisiti igienici introdotti dalla legislazione moderna.
Nel 1899 iniziò la costruzione della nuova canonica. È un passaggio significativo: Vegni stava entrando nella modernità amministrativa, pur rimanendo sostanzialmente un paese contadino.

All'inizio del Novecento Vegni era ancora una comunità viva, la fonte locale registra che nel 1928 vi erano 29 famiglie nella Villa Superiore e 19 famiglie nella Villa della Chiesa. La divisione storica delle due Ville era quindi ancora perfettamente leggibile nella struttura demografica.

Nel 1954 Vegni contava circa 50 famiglie e 190 abitanti, dei quali 18 famiglie nella Villa della Chiesa.
Nello stesso periodo: Reneuzzi: 5 famiglie, 18 abitanti, Ferrazza: 2 famiglie, 13 abitanti, Casoni: 3 famiglie, 7 abitanti.
Questi numeri sono straordinariamente importanti perché fotografano il sistema territoriale.

Durante la Seconda guerra mondiale Vegni e le borgate circostanti furono coinvolti indirettamente nella guerra partigiana.
La posizione relativamente difficile da raggiungere rese il paese meno esposto di altri centri, ma i fienili e le stalle offrirono rifugio ai partigiani.
La memoria locale conserva anche episodi individuali particolarmente significativi, come quello di Aldo Terragno, nato a Vegni nel 1924, catturato dai tedeschi e deportato verso l'Austria, dal quale riuscì a fuggire durante il viaggio.

La grande svolta: 1959–1969
Qui finisce veramente la storia del Vegni antico. Nel 1959 nacque il Consorzio Rurale di Vegni, con 31 soci, il suo scopo era migliorare il territorio e soprattutto realizzare una strada carrozzabile, un acquedotto organizzare la manutenzione dei terreni edificare le opere di contenimento, curare i sentieri.

Nel 1969 arrivarono finalmente le automobili nella piazza del paese. Fino ad allora Vegni era rimasto collegato al mondo esterno principalmente attraverso le mulattiere. 

Nel 1979 venne completato l'attuale acquedotto, la realizzazione fu particolarmente difficile perché le tubazioni dovettero essere tracciate dalla sorgente attraverso un territorio impervio, senza poter utilizzare normalmente macchinari.
La strada del 1969 e l'acquedotto del 1979 rappresentano la vera fine della Vegni preindustriale, ma arrivano troppo tardi per impedire lo spopolamento.

 

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