Agneto è uno di quei piccoli nuclei dell'Alta Val Borbera che, a mio avviso, meritano di essere raccontati **molto più della semplice descrizione turistica**. Ha una storia antica, una posizione geografica particolare e soprattutto conserva le tracce di una comunità contadina che ha resistito fino allo spopolamento del Novecento.

È una frazione di Carrega Ligure, posta a circa 760 metri di quota, nella parte più appartata del territorio comunale. Piemonte Outdoor lo colloca proprio nella porzione più remota dell'Alta Val Borbera.

La cosa particolarmente interessante è che Agneto compare già in documentazione medievale molto antica. L'Ecomuseo dei Sette Ricordi segnala infatti un documento del X secolo nel quale compaiono Agneto e altri insediamenti della zona, all'interno di un sistema già organizzato di boschi, case, pascoli, terreni e vigne. 

Quindi non siamo davanti a una borgata nata casualmente in epoca recente, Agneto appartiene al nucleo storico degli insediamenti dell'Alta Val Borbera.

Va inoltre evidenziata, una ricerca linguistica sui nomi di luogo piemontesi che collega Agneto alla famiglia dei toponimi derivati dall'ontano, albero tipico degli ambienti umidi e dei corsi d'acqua; l'ipotesi è infatti che il nome possa indicare, in origine, un luogo caratterizzato dalla presenza di ontani.
Un'ipotesi molto plausibile anche considerando l'ambiente nel quale sorge il paese, vicino all'Agnellasca, in una zona ricca d'acqua e di vegetazione.

La storia religiosa di Agneto è particolarmente interessante. In passato la comunità religiosa di Agneto era legata alla parrocchia di Dova Superiore ma, nel 1622, la parrocchia di Sant'Andrea di Agneto venne separata da quella di Dova; da Agneto dipendevano allora anche Berga e Campassi.

Questo ci suggerisce che i paesi, oggi considerati piccole frazioni isolate, un tempo erano in realtà comunità collegate fra loro da una fitta rete di mulattiere, relazioni familiari, attività agricole e rapporti religiosi.

 

Sant'Andrea Apostolo
La chiesa di Sant'Andrea Apostolo, testimonia l'importanza che il paese ebbe in passato come centro della propria comunità. Le fonti riportano notizie della parrocchia già nel XVI secolo; non va quindi considerata semplicemente come un edificio religioso, in questi piccoli paesi era il centro della vita sociale, insieme alla piazza, alle case, ai mulini e ai percorsi che collegavano le diverse borgate.

La vita tradizionale di Agneto era quella tipica dell'alta montagna ligure-piemontese basata su castagneti, piccoli appezzamenti coltivati, cereali, allevamento, raccolta dei prodotti del bosco, sfruttamento dell'acqua, mulini e allevamento familiare. La montagna non produceva grandi ricchezze, ma permetteva alla comunità di costruire una certa autosufficienza alimentare.

La rete dei sentieri racconta ancora oggi questa economia. La Via dei Sette Ricordi, ad esempio, passando da Campassi verso Agneto attraversa castagneti secolari e incontra l'antico mulino ad acqua che serviva Berga.

U Buttu
Uno degli elementi più caratteristici di Agneto è il rapporto con l'acqua. Il paese è vicino al torrente Agnellasca, descritto dalle fonti come un corso d'acqua limpido e particolarmente fresco. Poco lontano si trova la famosa cascata della Gordenella, chiamata localmente "u Buttu" o "Satu du Giuanni".
È uno di quei luoghi in cui la toponomastica popolare conserva una memoria che rischia di scomparire insieme alle persone che la conoscevano.

Lo spopolamento
Nel dopoguerra Agneto ha seguito lo stesso drammatico destino di moltissimi paesi dell'Appennino: emigrazione, abbandono dell'agricoltura, invecchiamento e progressiva perdita dei residenti permanenti.
Nel 2021 "La Stampa" riferiva di appena sei abitanti durante l'inverno, mentre in estate la popolazione poteva arrivare a circa un centinaio grazie al ritorno delle famiglie originarie e dei villeggianti.
E c'è un episodio che dice moltissimo sulla situazione di Agneto.
Gli abitanti, anni fa, arrivarono ad autotassarsi per realizzare un ripetitore telefonico. Non aspettarono semplicemente che qualcuno risolvesse il problema: si organizzarono da soli perché essere raggiungibili telefonicamente, soprattutto in una zona isolata, significava anche sicurezza e possibilità di rimanere collegati al resto del mondo. Un episodio singolare ma emblematico.

Agneto ha avuto anche un curioso legame con la famiglia di Federico Chiesa. Il nonno del calciatore, Adriano ("Dria"), era originario di Berga, ma nel dopoguerra la famiglia si trasferì ad Agneto, dove i terreni erano più favorevoli alla coltivazione. Un esempio concreto di come, ancora nel dopoguerra, le famiglie si spostassero da una frazione all'altra della stessa montagna cercando condizioni agricole migliori.

 

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