
Il borgo di San Clemente è la frazione più occidentale del comune di Carrega Ligure e rappresenta un lembo estremo del Parco Naturale dell'Alta Val Borbera. Situato nei pressi del Passo di San Fermo a una quota di 1.100 m s.l.m., è uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti dell'Appennino tra Liguria e Piemonte. Oggi è composto da pochissime abitazioni, alcune utilizzate come seconde case, ma per secoli fu un punto strategico per chi attraversava il crinale. Aveva una funzione fondamentale: da qui transitavano muli carichi di sale proveniente dal porto di Genova, commercianti diretti verso Tortona e la Pianura Padana, pellegrini e viaggiatori, pastori impegnati nella transumanza. Presumibilmente, per questo motivo, un tempo doveva essere munito di un'osteria e di strutture di ricovero.
Caratterizzato da case in pietra addossate al pendio, boschi di faggio e castagno a farle da corollario e sull'altipiano, nelle giornate limpide, una vista che spazia fino al Mar Ligure e alle Alpi occidentali.
La storia del borgo è strettamente legata all'antica Abbazia di San Clemente, che secondo la tradizione fu donata nell'869 dall'imperatore Ludovico II alla moglie Angelberga. Attorno al monastero si sviluppò un piccolo insediamento di servizio formato da contadini, allevatori e viandanti.
L'abbazia controllava un importante nodo viario tra la valle Scrivia e la val Borbera, lungo le direttrici percorse dai mercanti diretti verso Genova.
Purtroppo, dell'antica abbazia non rimangono strutture riconoscibili. Sul colle domina invece la cappella di San Fermo, ricostruita nel XVII secolo, che conserva due bassorilievi con lo stemma degli Spinola, tradizionalmente ritenuti provenienti dalla scomparsa abbazia.
Tra il 1943 e il 1945 San Clemente tornò ad avere un'importanza strategica.
Essendo un crocevia di mulattiere tra Liguria e Piemonte, fu utilizzato dalle formazioni partigiane per gli spostamenti e i collegamenti. Le truppe tedesche lo bombardarono più volte da Crocefieschi e il borgo subì incendi e devastazioni.
Il 27 novembre 1944 vi cadde il giovane partigiano Ezio Lucarno, detto "Cialacche", ricordato ancora oggi da un cippo commemorativo sul posto.
Chi arriva oggi a San Clemente ha spesso l'impressione di trovarsi in un "borgo fantasma". Non perché sia completamente abbandonato, ma perché la vita stabile è quasi scomparsa e il paesaggio conserva un'atmosfera rimasta molto simile a quella di un secolo fa.
I Sette Ricordi
Uno degli aspetti più interessanti è che queste frazioni non erano entità indipendenti, ma formavano un sistema: Magioncalda era il centro più popoloso, Vegni rappresentava un importante nodo agricolo e pastorale, San Clemente controllava il valico verso Vobbia e la Liguria. Chiapparo, Ferrazza, Reneuzzi e i Casoni erano piccoli nuclei legati alla transumanza, ai castagneti e all'allevamento.
L'itinerario oggi valorizzato come "Via dei Sette Ricordi" collega proprio questi nuclei e nasce dall'idea di ricostruire la memoria collettiva di una comunità diffusa fatta di sentieri, pascoli, mulini, castagneti e relazioni familiari più che di singoli paesi.