È una frazione compresa nel Comune di Carrega Ligure.

È composta da tre edifici separati, uno adibito ad officina ove è ospitato il generatore di energia elettrica a turbina, uno è un magazzino e l'ultimo un edificio abitativo.

La strada per raggiungere il sito non è contrassegnata, si tratta di un percorso non asfaltato ma percorribile con l’auto, lungo un centinaio di metri. L’accesso è circa 500 metri prima della deviazione per Cartasegna, sulla destra (lato torrente) percorrendo la strada da Cabella in direzione Carrega Ligure, poco prima il ponte Ghiaion.

Il Mulin del Pìo disponeva di una turbina idraulica poi affiancata da una turbina moderna; oggi l'impianto contribuisce, insieme alla rete ENEL, alla fornitura elettrica del comprensorio di Vegni e Campassi. Fino agli anni '60, erogava la corrente 125 V C.A.
Questo lo rende particolarmente interessante perché non era il classico mulino ad acqua destinato alla macinazione del grano o delle castagne. Il suo ruolo appartiene alla storia relativamente recente dell'elettrificazione dell'alta valle.
C'è poi un confronto significativo: un altro impianto, quello di Connio, utilizzava una turbina ad acqua e forniva corrente alternata a 125 V a Connio, Carrega Ligure e Fontanachiusa, nello stesso periodo.

 

Cenni storici
Il parroco di Cartasegna don Gioachino Ridella (1827-1895), nella sua Memoria relativa a Cartasegna sull'Appennino ligure, pubblicata nel 1869 dalla Società Ligure di Storia Patria, racconta che: verso il 1790, nel punto in cui il torrente di Cartasegna confluisce nel torrente di Carrega, un Martino Aragone di Daglio costruì una casa e un mulino. Questa è, allo stato attuale della ricerca, la prima data precisa che possiamo associare alla struttura.

Don Gioachino Ridella racconta che la figlia superstite di Martino Aragone, Innocenta, sposò Giuseppe Macchello di Daglio, soprannominato "Chiappellino", da questa unione ebbe origine la famiglia Macchello che viveva nella località.
Ed è proprio questo soprannome che sembra essere all'origine della denominazione: Mulino di Martino Aragone → Mulino del Chiappellino → Mulin del Pìo.

La corrispondenza è rafforzata da una testimonianza orale raccolta molti decenni dopo: un abitante racconta infatti di “Chiappellino”, che viveva sul greto del torrente e che “faceva il mugnaio”; la stessa testimonianza parla di due mulini situati più a valle lungo il rio.

Il fatto che il mulino sia ricordato da don Gioachino Ridella nella sua memoria del 1869 significa che nella prima metà dell'Ottocento il complesso era ancora perfettamente inserito nel paesaggio abitato e produttivo della zona.
Il mulino apparteneva quindi a quel sistema di piccoli opifici idraulici che sfruttavano i torrenti dell'Alta Val Borbera per trasformare l'energia dell'acqua in lavoro.

La Regione Piemonte documenta ufficialmente l'esistenza, già all'inizio del Novecento, di una: “centralina elettrica di inizio '900” situata sulla sponda destra del Rio Ghiaion, presso il Mulino Pio.

Nel 1972, alla Camera dei Deputati, venne presentata un'interrogazione sul problema dell'elettrificazione delle frazioni di Carrega.
Tra le località esplicitamente elencate compare proprio: Molino del Pio, insieme ad Agneto, Berga, Campassi, Cartasegna, Magioncalda, San Clemente e Vegni.
Gli interroganti lamentavano che queste borgate fossero ancora prive del servizio elettrico pubblico: la vecchia centralina del Mulin del Pìo aveva infatti cessato di svolgere la sua funzione prima dell'arrivo della rete elettrica moderna.

Dopo circa mezzo secolo di inattività, il Mulin del Pìo tornava ad essere considerato come fonte di energia.

Nel 2013 la società SUNENERGY Srl, tramite l'ing. Massimo Aragone, presenta alla Regione Piemonte il progetto per il ripristino dell'impianto idroelettrico. Il progetto prevedeva inizialmente: la realizzazione di un'opera di presa sul Rio Ghiaion, una condotta di derivazione, una vasca di carico, una condotta forzata, il recupero dell'edificio della centrale e una nuova pista di accesso.

La Regione, dopo una serie di integrazioni e modifiche progettuali, nel 2014 esprime parere positivo sulla valutazione d'incidenza, imponendo varie prescrizioni ambientali.

Nel luglio 2015 arriva anche l'autorizzazione idraulica provinciale per la realizzazione dell'opera di presa al servizio dell'impianto idroelettrico “Mulino del Pio”.

La concessione prevedeva le seguenti caratteristiche:

Parametro Valore
Portata massima 114 l/s
Portata media 61,5 l/s
Salto 80 m
Potenza nominale media 48 kW
Durata concessione  30 anni
DMV minimo previsto 24 l/s

 

Questi dati sono riportati nella documentazione di Legambiente relativa all'impianto; una mini centrale idroelettrica, dimensionata per sfruttare il dislivello del piccolo corso d'acqua.

La rinascita energetica del Mulin del Pìo ebbe però anche un lato controverso.
Nel settembre 2016, durante un sopralluogo, Legambiente segnalò che il Rio Ghiaion risultava completamente asciutto a valle della captazione e che non sarebbe stato rispettato il deflusso minimo vitale. Il Circolo Val Lemme segnalò la situazione all'ente competente e riferisce che ne seguì un'ispezione con verbale di denuncia.

È importante precisare che questa è la posizione e la ricostruzione di Legambiente, non una sentenza definitiva che dimostri un illecito permanente.

La Regione, nel provvedimento del 2014, aveva comunque imposto precise condizioni ambientali, compreso il controllo degli effetti dell'impianto sull'ecosistema.

La fonte locale dedicata ai mulini dell'Alta Val Borbera descrive attualmente il Mulin del Pìo come sede di una turbina moderna, la cui produzione si integra con la fornitura ENEL per il comprensorio di Vegni e Campassi.

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