Le Strette di Pertuso sono, dal punto di vista geologico, uno dei fenomeni più interessanti della Val Borbera: un grande canyon fluviale nel quale il torrente Borbera ha inciso una particolare formazione rocciosa chiamata Conglomerato di Savignone.

La roccia: un'antica «ghiaia diventata pietra»
Le imponenti pareti delle Strette non sono costituite da un'unica massa di calcare compatto. Sono formate soprattutto da conglomerati, cioè rocce composte da antichi ciottoli e frammenti di rocce, trasportati dall'acqua e successivamente cementati insieme.
Immaginiamo un'immensa massa di ciottoli, ghiaie, sabbie e blocchi di varie dimensioni; con il passare di milioni di anni questi materiali si sono compattati e cementati, trasformandosi in una roccia molto resistente.
Questa formazione è conosciuta come Conglomerato di Savignone ed è di età oligocenica, quindi formatasi all'incirca tra 30 e 25 milioni di anni fa, nell'ambito della complessa evoluzione dell'Appennino settentrionale.

2. Da dove arrivavano tutti quei ciottoli?
Questo è forse l'aspetto più affascinante, quando questi sedimenti si depositarono, l'Appennino che conosciamo oggi era ancora in formazione. I movimenti tettonici stavano sollevando e deformando le masse rocciose. L'erosione agiva sulle montagne in sollevamento, smantellandole progressivamente, grandi quantità di materiale venivano quindi trascinate verso zone più basse da corsi d'acqua molto energici; possiamo quindi immaginare un paesaggio antico caratterizzato da montagne in formazione → erosione → torrenti impetuosi → trasporto di enormi quantità di ghiaia → deposito dei sedimenti.

Le interpretazioni geologiche collegano questi depositi a sistemi deltizi e ad ambienti marini marginali, interessati anche da flussi sedimentari molto energetici e da eventi di piena.

3. Un paesaggio molto diverso da quello attuale
Quando si formarono i conglomerati delle Strette, il Borbera moderno non esisteva ancora.
I sedimenti che oggi vediamo nelle pareti della gola si accumularono in un ambiente completamente differente dall'attuale; nel corso del tempo i sedimenti si accumularono e furono progressivamente sepolti. Si compattarono e il cemento minerale legò insieme i ciottoli. In seguito i movimenti tettonici sollevarono la regione e l'erosione riportò queste rocce alla superficie.
Quello che oggi osserviamo nelle pareti delle Strette è quindi una sorta di archivio geologico dell'antico Appennino in formazione.

4. Perché il Borbera ha formato proprio una gola?
Qui entra in gioco il grande lavoro dell'erosione fluviale. Una volta che il territorio fu sollevato, il Borbera cominciò a incidere il substrato roccioso.
Per migliaia e migliaia di anni l'acqua ha esercitato contemporaneamente:

  1. una erosione meccanica**, trascinando sabbia, ghiaia e ciottoli;
  2. l'abrasione, con i materiali trasportati che hanno levigato le rocce;
  3. l'erosione selettiva, attaccando più facilmente le parti meno resistenti.

Il risultato è stato l'approfondimento progressivo dell'alveo che invece di allargarsi liberamente si è trovato a incidere una potente massa di conglomerati e ha progressivamente scavato una profonda gola.
Le Strette sono quindi, in sostanza, il risultato dell'incontro fra una roccia antica, resistente ma non uniforme e un torrente capace di eroderla continuamente.
Il Borbera ha scavato per chilometri queste rocce conglomeratiche, creando pareti molto ripide e un tratto di valle profondamente incassato.

5. Perché le pareti hanno forme così particolari?
Osservando attentamente le pareti delle Strette, si può notare che non sono lisce e regolari come quelle di un edificio, questo dipende dalla struttura stessa del conglomerato. Nell'interno della roccia troviamo ciottoli molto duri, blocchi di diversa dimensione, matrice sabbiosa e argillosa, livelli più o meno cementati e talvolta livelli sedimentari differenti.

L'erosione non agisce quindi in modo uniforme; le parti più deboli vengono asportate più facilmente, mentre quelle meglio cementate resistono più a lungo.
Questa viene definita erosione differenziale che contribuisce a creare rientranze, speroni, superfici irregolari, pareti dalle forme arrotondate con massi e blocchi caratteristici.
La roccia delle Strette è dunque una specie di enorme cemento naturale, ma molto più complesso e irregolare di quello prodotto dall'uomo.

6. Le pozze del Borbera
Un altro elemento caratteristico delle Strette è l'alternanza tra tratti più veloci, piccole rapide, zone tranquille e pozze profonde. Queste forme dipendono dalla diversa capacità erosiva della corrente.
Quando l'acqua è costretta in passaggi stretti, la sua energia può aumentare notevolmente. Il materiale trasportato dal torrente agisce allora come uno strumento abrasivo naturale, i ciottoli, mossi dalla corrente, contribuiscono lentamente a scavare e levigare il fondo e le pareti, dove la corrente perde energia, invece, i sedimenti tendono ad accumularsi. È un processo continuo: la forma del torrente cambia nel tempo, soprattutto durante le piene.

7. Una gola relativamente giovane, scavata in una roccia molto più antica
È importante distinguere due tempi geologici.

La roccia
Il Conglomerato di Savignone si è formato nell'Oligocene, decine di milioni di anni fa.

La gola attuale
La forma delle Strette è invece il risultato di un'erosione molto più recente e continua, legata all'evoluzione della moderna rete idrografica del Borbera.

8. Il rapporto con la formazione dell'Appennino
Le Strette di Pertuso non sono un fenomeno isolato, fanno parte della grande e complessa storia geologica dell'Appennino ligure-piemontese.
La zona della Val Borbera si trova infatti in un settore geologicamente molto importante, vicino alla complessa area di raccordo tra Appennino, Alpi, antichi domini oceanici e marini e unità geologiche liguri.
I conglomerati delle Strette testimoniano proprio una fase nella quale l'erosione delle catene in sollevamento produceva enormi quantità di detriti. La loro composizione permette ai geologi di ricostruire quali rocce venivano progressivamente esposte ed erose nelle aree circostanti.