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In aumento il pericolo zecche

Quest’anno molte persone stanno segnalando un numero elevato di zecche nei prati, nei boschi e persino nei giardini rurali, le cause sono diverse e si sommano tra loro.

Il gelo intenso, che normalmente riduce la popolazione di zecche, è stato meno frequente in molte aree d’Italia a causa degli inverni miti.

Le zecche hanno bisogno di un ambiente umido per sopravvivere e l’erba alta le protegge dalla disidratazione, le primavere piovose e la conseguente vegetazione abbondante ha reso terreno fertile per la loro proliferazione.,

L’aumento degli animali selvatici ne sono una ulteriore conseguenza, caprioli, cinghiali, cervi, volpi e piccoli roditori sono ospiti ideali per le zecche e contribuiscono alla loro diffusione. Se il terreno rimane umido, le zecche continuano a essere attive anche nei mesi caldi, questo per le estati non sufficientemente secche.

In zone come l’Appennino ligure-piemontese e la Val Borbera, dove boschi, prati e fauna selvatica sono molto presenti, è normale che l’abbondanza di zecche sia particolarmente evidente.

Come evitare di prenderle

Quando si cammina in campagna o nei boschi:

  • indossare pantaloni lunghi, meglio se infilati nei calzettoni;
  • preferire abiti chiari, sui quali è più facile vedere le zecche;
  • usare repellenti a base di DEET, icaridina o altri principi attivi indicati contro le zecche;
  • evitare, quando possibile, di attraversare erba alta e cespugli;
  • al rientro controllare accuratamente tutto il corpo, soprattutto: ascelle, inguine, dietro le ginocchia, cuoio capelluto, dietro le orecchie.

Anche cani e gatti andrebbero controllati dopo ogni passeggiata.

Se trovi una zecca attaccata

È importante rimuoverla il prima possibile.

  1. Usa una pinzetta a punta fine.
  2. Afferra la zecca il più vicino possibile alla pelle.
  3. Tira lentamente e con decisione verso l’alto, senza torcere o schiacciare il corpo.
  4. Disinfetta la zona dopo la rimozione.
  5. Lava bene le mani.

Da evitare: olio, alcol sulla zecca, acetone, vaselina, fiamme o sigarette.
Questi rimedi possono indurre la zecca a rigurgitare il contenuto dello stomaco, aumentando il rischio di trasmissione di eventuali agenti patogeni.

Può capitare che una piccola parte dell’apparato boccale rimanga nella pelle. In genere si comporta come una piccola scheggia e spesso viene espulsa spontaneamente. Se la zona si infiamma molto o compare pus.

È consigliabile rivolgersi al medico, in particolare se nelle settimane successive compaiono: febbre, forte mal di testa, dolori articolari o muscolari, un’eruzione cutanea che si allarga a forma di anello (“bersaglio”), caratteristica della malattia di Lyme, arrossamento persistente o secrezione nella sede del morso.

Se la zecca è rimasta attaccata per oltre 24-36 ore, è opportuno prestare ancora più attenzione all’eventuale comparsa di sintomi.

Le zecche in Val Borbera
Nell’area della Val Borbera e dell’Appennino circostante le specie più comuni sono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus) e, in alcune aree, la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus). La prima è quella maggiormente associata alla trasmissione della malattia di Lyme e di altre infezioni, anche se la maggior parte delle punture di zecca non provoca alcuna malattia.

Se si frequentano spesso i sentieri della Val Borbera, può essere utile tenere nello zaino un piccolo kit con una pinzetta specifica per zecche, un disinfettante e un repellente: permette di intervenire rapidamente e riduce il rischio di complicazioni.

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